Lo specchio della vita

ISBN 9788842829218
pagine: 360
€ 33,00

C’è una stagione del cinema americano che sprigiona forse più delle altre un’aura magica e carica di nostalgia. Un momento situato tra la morte del film muto e le prime opere a colori, colmo di sguardi sognanti, baci proibiti e musiche patetiche; di locandine dai colori a pastello e lettering curati, che incorniciavano i volti angelici di Lana Turner, Susan Kohner, Dorothy Malone, o i sorrisi rassicuranti di Rock Hudson e John Gavin. Una stagione a tutti gli effetti unica, fatta di film amatissimi dai contemporanei, disprezzati dai critici e riabilitati dai posteri, il cui principale esponente era un eccentrico regista di Amburgo fuggito dal Terzo Reich che, all’apice del successo, si sarebbe ritirato per sempre.

Questo libro è un’immersione nella vita e nella carriera di Douglas Sirk, il maestro del mélo hollywoodiano del dopoguerra, attraverso le conversazioni avute con lo storico Jon Halliday: dalla giovinezza come regista teatrale nella Repubblica di Weimar, dove divenne amico tra gli altri di Bertolt Brecht, ai primi tentativi   lmici; dagli anni della censura nazista alla fuga dalla Germania; dai primi passi come esule negli Stati Uniti sperimentando tra i generi – western, peplum, noir, musical – alla messa a punto di un nuovo linguaggio cinematografico; fino all’affermazione con film come Magnifica ossessione o Tempo di vivere e al ritorno in Europa. Lo specchio della vita è il racconto di una figura geniale a lungo sottovalutata, capace di raffinate fotografie delle nevrosi sociali e di soluzioni registiche innovative all’interno di produzioni patinate, pensate per il grande pubblico. Arricchita da uno scritto inedito del regista Rainer Werner Fassbinder, sodale e ammiratore di Sirk, e da una postfazione di Goffredo Fofi , quest’opera è un classico della letteratura di cinema: un dialogo sul rapporto tra arte ed esistenza, tra fama e valore, tra ricerca espressiva e popolarità. L’ultimo brillio di un’epoca ingenua e meravigliosa, che aveva rivestito le proprie contraddizioni di oro e celluloide per apparire ancora più nuda e spezzata.

«Davanti alla macchina da presa non si bara. Non puoi nasconderle quello che sei. Ed è questa la grandezza del cinema.»

Dai contrastati inizi sotto il nazismo al successo a Hollywood, fino all’improvviso ritiro: la vita e le opere di uno dei maestri del cinema americano del dopoguerra, raccontate con le sue stesse parole.

Postfazione di Goffredo Fofi

Con uno scritto di Rainer Werner Fassbinder


Jon Halliday (1939) è uno storico irlandese. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Mao. La storia sconosciuta (con Jung Chang; TEA, 2016) e Pasolini su Pasolini (Guanda, 2022).

Douglas Sirk, nato Hans Detlef Sierck (Amburgo, 1897 - Lugano, 1987), è stato un regista tedesco. Trasferitosi negli Stati Uniti dopo l’ascesa al potere del nazismo, è stato autore di alcuni dei più acclamati melodrammi di Hollywood, tra cui Magnifica ossessione (1953), Come le foglie al vento (1956) e Lo specchio della vita (1959). Tornato in Europa nel 1959, si dedicò al teatro, all’insegnamento e alla produzione di cortometraggi.