Ci chiamavano matti

ISBN 9788842827771
pagine: 416
€ 29,00

«L’uomo in un caos diventa un caos; l’uomo, fatto vivere come una bestia, diventa bestia.» Lo sa bene Milvia, trentatré anni, che nel 1968, quando si racconta ad Anna Maria Bruzzone, è già al secondo ricovero presso l’Ospedale psichiatrico di Gorizia. Fino a poco fa quella del manicomio era un’istituzione dalle caratteristiche simili a quelle della prigione, dominata da pratiche violente e rapporti verticali disumanizzanti; uscirne era quasi impossibile. Ma negli anni sessanta, proprio partendo dall’ospedale di Gorizia, Franco Basaglia e la sua équipe iniziano a rovesciarne le logiche, in quello che si rivelerà il primo passo di una delle grandi rivoluzioni della scienza medica contemporanea.

Anna Maria Bruzzone si reca a Gorizia per documentare questo passaggio storico. Vi passa due mesi, frequentando la struttura ogni giorno, partecipando alle riunioni di reparto, trascorrendo ore e ore con i degenti e trascrivendo fedelmente le loro storie e i loro pensieri. Il risultato è una raccolta straordinaria di testimonianze: un vero e proprio coro di voci, che si allarga poi quando, nel 1977, Bruzzone visita l’Ospedale neuropsichiatrico di Arezzo. Il suo diventa così un grande racconto collettivo sull’istituzione manicomiale in cui per la prima volta sono i «matti» a prendere la parola, con i loro trascorsi e le loro ri essioni, i dolori, le speranze e le paure, con il loro sguardo ravvicinato sulla vita e l’evoluzione dell’istituto: da Michela, che teme di essere abbandonata dai genitori che si vergognano di lei, a Bruno che, orfano e solo, è stato rinchiuso in manicomio ad appena sedici anni; da Onorina, alle spalle dieci elettroshock, che ha preso a cucire «per cercare di star meglio ed essere più pronta quando andrò a casa», a Gregorio che vorrebbe partecipare alle riunioni dei degenti ma «di fronte a un pubblico non riesco a connettere i concetti».

Arricchita dalle interviste inedite del 1968, questa nuova edizione di Ci chiamavano matti offre uno sguardo unico su un passato solo apparentemente distante. Un’opera che ci costringe ad ascoltare il grido degli emarginati, che dalle camere imbottite di ieri continua a riecheggiare ignorato nelle nostre grandi, sorde città.


Anna Maria Bruzzone (Mondovì, 1925 - Torino, 2015) è stata un’insegnante e ricercatrice che si è occupata di storia orale, psicologia e storia delle donne. Tra le sue opere ricordiamo In guerra senza armi (con Anna Bravo; Laterza, 2000), La Resistenza taciuta (con Rachele Farina; Bollati Boringhieri, 2016) e Le donne di Ravensbrück (con Lidia Beccaria Rol; Einaudi, 2020).

 

Rassegna stampa

Festival dei matti[ Il Gazzettino di Venezia Mestre - 1 settembre 2021 ]
Nessuno è mai troppo perso[ L'Indice - 8 luglio 2021 ]
Il manicomio raccontato dalle voci dei matti[ la Repubblica - 25 marzo 2021 ]
Voci dal manicomio che fendono l'umano[ il manifesto - 4 maggio 2021 ]
Scrivere di salute mentale[ Alias - 8 maggio 2021 ]
Ci chiamavano matti | Fahrenheit[ Fahrenheit - 4 maggio 2021 ]
Ci chiamavano matti | RAI RADIO 3[ Rai Radio 3 - 4 maggio 2021 ]
Ci chiamavano matti a Quante storie[ Quante storie - 3 maggio 2021 ]
Quando i «matti» erano in manicomio[ Sole 24 Ore - 14 marzo 2021 ]
Mirabilia[ Pagina 3 - Rai Radio 3 - 22 febbraio 2021 ]
"Non fateci diventare come bestie"[ la Lettura - Corriere della Sera - 21 febbraio 2021 ]
Li chiamavano "matti"... Ma erano solo poveracci[ Il Fatto Quotidiano - 17 febbraio 2021 ]
Mani e voci da slegare[ Il Venerdì - la Repubblica - 12 febbraio 2021 ]