Il cammino dell’umanità è costellato di figure luminose: guide come Gesù, Maometto o Buddha, pensatori come Socrate o Karl Marx, condottieri come Alessandro Magno o Giovanna d’Arco. Ciò che tendiamo a dimenticare, però, è che per ognuno di essi esiste almeno un esempio di segno opposto, che ha marchiato il proprio tempo con crudeltà e ferocia. Geni del male ci invita a scoprire il lato oscuro della storia: a riconoscere come molto spesso siano stati proprio i «cattivi» a muovere le fila degli eventi, facendoci apprendere con durezza le lezioni più significative.
Partendo dall’assunto che il concetto di male è mutevole e i suoi confini vengono ridefiniti ogni volta col passare dei secoli, Fabrice d’Almeida compone un catalogo dei malvagi che hanno influenzato profondamente la nostra concezione di che cosa sia accettabile o meno. Il suo racconto comincia dall’antichità con Giuda e Nerone, segue le orme dei primi sterminatori di massa come Attila e dei primi serial killer come Gilles de Rais, per poi attraversare l’età moderna, tra i bagni di sangue di Erzsébet Báthory e le nefandezze degli inquisitori come Tomás de Torquemada. Fino all’impennata di atrocità consumatasi nel Novecento, con l’avvento delle grandi dittature, i campi di concentramento e il terrorismo, per giungere infine ai «cattivi» del nostro tempo: da Trump a Putin, da Harvey Weinstein ad Anders Breivik.
Questo libro ripercorre l’evoluzione del male nei millenni passati per aiutarci a comprendere il nostro presente. Conoscerlo può infatti farci recuperare un giudizio morale privo di ideologie per tracciare una linea oltre la quale non è lecito andare. Perché nel fondo dell’orrore è nascosta anche la forza per impedire che esso ritorni.
Traduzione di Valeria Lucia Gili
Fabrice d’Almeida (Ajaccio, 1963) è uno storico francese, specialista di storia della comunicazione politica. Insegna alla Panthéon-Assas Université di Parigi, dove dirige il master in Media e globalizzazione. Tra i suoi libri ricordiamo Il tempo degli assassini. Vita quotidiana delle SS nei campi di concentramento (2015).
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