Umanesimo e critica democratica

Cinque lezioni
ISBN 9788842812999
pagine: 175
€ 16,00

Dopo aver assistito al crollo delle torri gemelle nel 2001 e un anno prima della morte, Edward Said rivendica la possibilità di «criticare l’umanesimo in nome dell’umanesimo». In contrapposizione a un cosmopolitismo elitario e a una deriva nazionalistica chiusa su se stessa, Said rilancia un nuovo umanesimo che recupera la precisione filologica, l’interpretazione critica delle fonti, la sensibilità storica della tradizione umanistica europea, aprendosi al dialogo con culture distanti.
Ripercorrere la storia della cultura con lo sguardo filologico significa per l’autore ricostruire gli intrecci e le condivisioni che caratterizzano i rapporti tra tradizioni diverse, sia pure nella conflittualità, come i rapporti tra mondo arabo, ebraico e cristiano. La filologia, come scienza critica della lettura, risulta quindi fondamentale per una conoscenza umanistica, in quanto antidoto contro lo stravolgimento dei testi sacri e profani quotidianamente operato dal linguaggio del potere e dei media. Inizialmente concepiti per il pubblico accademico, estinatario privilegiato di tutta la sua vita e principale referente del suo insegnamento umanistico, questi scritti presentano un viaggio affascinante fra i testi e le parole. Insieme ad alcune delle voci più autorevoli del dibattito critico-filologico del Novecento Auerbach, Spitzer, Poirier Said definisce i tratti di un nuovo umanesimo militante adeguato a una visione autenticamente universalistica.


Edward W. Said (1935-2003), nato a Gerusalemme e cresciuto al Cairo, è stato uno degli intellettuali più in vista negli Stati Uniti. Professore di inglese e letteratura comparata alla Columbia University, ha scritto oltre venti saggi che rivelano i suoi interessi poliedrici, dalla critica letteraria al rapporto tra cultura occidentale e orientale, dalla musica alla storia contemporanea. Tra le sue opere più importanti, ricordiamo: Orientalismo (1978), Dire la verità (1995), Cultura e imperialismo (1998), La questione palestinese (2004) e l’autobiografia Sempre nel posto sbagliato (2000).