Significato e fine della storia

I presupposti teologici alla filosofia della storia
ISBN 9788842820802
argomento: ,
pagine: 256
€ 17,00

L’esigenza di attribuire un significato ultimo all’incessante scorrere degli eventi ha condotto il pensiero moderno a individuare nella storia un progresso, uno sviluppo che potesse giustificarne ogni crisi, ogni male e ogni inevitabile dolore.
Eppure, molto prima del metodo storiografico di Voltaire o della grande filosofia dello spirito di Hegel, gli storici dell’età classica Erodoto, Tucidide e Polibio avevano già rinunciato a questa monumentale prospettiva. Per il pensiero classico, infatti, le gesta degli uomini seguono il corso dell’eterna ciclicità del cosmo; non il corso della rivoluzione sociale, ma della rivoluzione immutabile degli astri. Fra queste due visioni antitetiche della storia si colloca, secondo Karl Löwith, la prospettiva giudaico-cristiana, che opera una rottura fondamentale: tanto per il credente quanto per il filosofo della storia, il senso degli eventi non è racchiuso nel passato, ma in un futuro escatologico sempre a venire, capace di determinare ogni fatto alla luce di una storia della salvezza, al cui termine è attesa la redenzione. Ma se il primo è in grado di portare la croce, il secondo secolarizza la speranza religiosa nell’incondizionata fede nel progresso, tanto «cristiana nella sua origine» quanto «anti-cristiana nelle sue conseguenze».
Accolto fin dalla pubblicazione nel 1949 come un classico della filosofi a contemporanea, e riproposto dal Saggiatore per la sua limpida attualità, Significato e fine della storia è l’avvincente archeologia dei presupposti teologici che operano in ogni filosofi a della storia, decretandone drammaticamente il fallimento. Uno smascheramento – dall’ebraismo di Marx fino alla lettura storica della Bibbia – che non ha rinunciato a evidenziare quelle rare e amate eccezioni, come Burckhardt e Vico, capaci di mantenere sotto il peso dell’eredità storica una prospettiva più umana, e che porta a una tesi di sconcertante radicalità: l’impossibilità della filosofia della storia.


Karl Löwith (1897-1973) è stato uno dei principali interpreti del pensiero filosofico del Novecento. Allievo di Husserl e Heidegger, nel 1934 fu costretto a lasciare la Germania, dove rientrò solo nel 1952 dopo un lungo esilio in Italia, Giappone e Stati Uniti. Tra le sue opere pubblicate in Italia, Da Hegel a Nietzsche, Saggi su Heidegger, Storia e fede, Il nichilismo europeo.

 

Rassegna stampa

Löwith, la storia e l'etica del limite[ Avvenire - 1 maggio 2018 ]