Uno improvvisa dei versi su un viaggio a Porto Rico, l’altro prende la chitarra e butta giù qualche accordo. Nasce «Vomit Express». Pochi giorni dopo, il 17 novembre 1971, Allen Ginsberg e Bob Dylan passano sei ore in sala d’incisione: giocando, suonando, inventando e arrangiando. Così prende vita quel diamante sfaccettato che è
Primi blues, raccolta di poesie da cantare: ballate, calypso, rag con i testi di William Blake in mente, creati nel flusso spontaneo mente-bocca e riproposti poi negli anni da Ginsberg durante i suoi poetry reading. Ispirazioni afroamericane, ritornelli mantrici, variazioni in stile folk, versi che sono «catene di immagini dardeggianti», intessuti di perfezione formale e irregolarità ritmica.
Primi blues canta di indignazione e proteste contro la guerra in Vietnam, di droga, amore e desiderio senza freni, di ricordi, di musica e di Dylan, il Menestrello amico e maestro spirituale, al quale Ginsberg dedica in maniera esplicita almeno due componimenti: «Cartolina a D.» e «Leggendo gli scritti di Bob Dylan». Gli spartiti e le poesie – qui proposte nell’ultima versione licenziata dall’autore e in una nuova traduzione – ci restituiscono una voce modulata su una varietà straordinaria di registri, vibrante di una suadente ironia nei confronti del mondo e di sé. Perché Allen non dimenticherà mai il consiglio che Dylan gli ha dato: «Improvvisa, anche sul palco. Corri sempre il rischio di coprirti di ridicolo».
Allen Ginsberg
Allen Ginsberg è nato a Newark nel 1926 ed è morto a New York nel 1997. Il Saggiatore ha pubblicato Papà respiro addio (1997), Morte e fama (2009), Saluti cosmopoliti (2011), Primi Blues (2011), Bloodsong (2013), La caduta dell’America (2014), Urlo & Kaddish (2015), Diario indiano (2015), Non finché vivo (2017), Ode plutonia (2017), Le migliori menti della mia generazione (2019), la raccolta delle Poesie (2019), le conversazioni con William Burroughs contenute in Non nascondermi la tua pazzia (2020), le interviste riunite in Senza filtri (2021) e le Lettere (2022).
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