Paralleli e paradossi

ISBN 9788842820796
pagine: 159
€ 14,00

Anche la più ineffabile delle arti si vena di risonanze politiche quando a parlarne sono un intellettuale di origine palestinese e un figlio della diaspora ebraica. In questo libro, Edward Said e Daniel Barenboim usano la metafora della musica per confrontarsi sul significato civile dell’arte, sul valore formativo dell’ascolto dei grandi compositori, sulle difficoltà dell’interpretazione, sui parallelismi tra arte del suono e arte della parola. Dall’intreccio delle riflessioni prende forma una visione complessa dell’universo sonoro.
Luogo irreale ed effimero che si anima per la breve durata delle note, la musica vive sospesa tra due dimensioni: soggetta alle regole della fisica, costruita su precisi rapporti matematici, è al tempo stesso capace di esprimere sentimenti e ideali con un’intensità che l’immagine e la parola raramente raggiungono. Il tentativo di venire a capo di questo paradosso è l’occasione per riflettere sul significato politico dell’opera di Beethoven, sulla lezione di Furtwängler, sul magistero professionale e umano di Toscanini, sulle difficoltà morali di un direttore d’orchestra ebreo innamorato di Wagner. E proprio la scelta di Barenboim di dirigere le opere wagneriane a Bayreuth, che fu tempio della musica ariana, diventa l’esempio concreto di come l’arte ha il potere di superare odi e divisioni, indicando ai popoli un futuro di convivenza possibile.


Daniel Barenboim (1942), nato in Argentina da genitori ebrei russi e cresciuto in Israele, è direttore musicale della Chicago Symphony Orchestra e della Deutsche Staatsoper di Berlino. Tra i più importanti direttori d’orchestra viventi, si esibisce da oltre cinquant’anni nelle principali sale da concerto del mondo. Dal 1981 collabora con il Festivaldi Bayreuth. Nel 2004, a Gerusalemme, ha ricevuto il prestigioso Wolf Prize per il suo impegno a favore dei diritti civili e della pace.

Edward W. Said (1935-2003), nato a Gerusalemme e cresciuto al Cairo, è stato uno degli intellettuali più in vista negli Stati Uniti. Professore di inglese e letteratura comparata alla Columbia University, ha scritto oltre venti saggi che rivelano i suoi interessi poliedrici, dalla critica letteraria al rapporto tra cultura occidentale e orientale, dalla musica alla storia contemporanea. Tra le sue opere più importanti, ricordiamo: Orientalismo (1978), Dire la verità (1995), Cultura e imperialismo (1998), La questione palestinese (2004) e l’autobiografia Sempre nel posto sbagliato (2000).