La lingua è un’orchestra

Piccola grammatica italiana per traduttori (e scriventi)
ISBN 9788842824749
pagine: 271
€ 22,00

Alto o basso, aulico o prosaico, formale o colloquiale, disadorno o ampolloso: l’italiano può assumere così tante forme da sembrare, alla fine, inafferrabile. Più che una lingua unica potremmo definirlo una coralità, una polifonia: il suono di un’orchestra. Chiunque si trovi a scrivere un testo – per tradurre il più ardimentoso degli autori o dire quello che vuole dire, per mandare un messaggio o chiedere un permesso aziendale – deve fare i conti con un complesso sistema di regole, tradizioni e usi che chiedono incessantemente di essere aggiornati. C’è la lingua imparata a scuola, quella delle serie televisive, quella burocratica e quella gergale. La lingua assimilata da bambini e quella assorbita dalla lettura delle grandi opere letterarie. Il risultato è un mondo di parole appartenenti agli ambiti più diversi: regionalismi, dialettismi, echi romanzeschi, vocaboli ed espressioni tipiche di un determinato gruppo sociale, lessici specialistici e voci che rimandano a differenti posizioni ideologiche. Un insieme variegato che siamo spronati a comporre e ricomporre, seguendo le regole o, a volte, trasgredendole con fantasia.

La lingua è un’orchestra di Mariarosa Bricchi è uno strumento indispensabile per chiunque voglia cimentarsi nella scrittura dell’italiano: tra documenti storici e linguaggi del web, l’autrice ci mostra i molti modi di costruire una frase, i giochi combinatori possibili e quelli impossibili, le antilingue, gli strascichi della «congiuntivite» di cui l’italiano si è ammalato, gli accorgimenti per maneggiare correttamente la punteggiatura. Un viaggio da affrontare insieme a maestri e autori contemporanei che hanno passeggiato nella lingua muovendosi tra limpidezza e oscurità, come Manganelli e Primo Levi, Gadda e Walter Siti, Manzoni e Beppe Fenoglio – ma anche Joyce e Joan Didion, Jane Austen e Philip Roth nelle voci dei loro traduttori: insieme a tutti loro Mariarosa Bricchi rivela la chimica, i prodigi e gli orrori di chi scrive nella lingua più bella del mondo.


Mariarosa Bricchi, storica della lingua italiana e editor, si occupa di prosa letteraria dell’Ottocento e del Novecento, e di lingua delle traduzioni. Tra i suoi libri: La roca trombazza. Lessico arcaico e letterario nella prosa narrativa dell’Ottocento italiano (Edizioni dell’Orso, 2000); Manganelli e la menzogna. Notizie su «Hilarotragoedia» (Interlinea, 2002); Grammatica del buio. Strategie testuali di Manzoni saggista (Centro Nazionale Studi Manzoniani, 2017). Ha curato Il buonuomo Lenin di Curzio Malaparte (Adelphi, 2018).

 

Rassegna stampa

La nostra vita, cioè scrivere traduzioni[ tradurre - 1 maggio 2019 ]
La congiuntivite, un’epidemia verbale[ Corriere della Sera - 7 maggio 2018 ]
Tradurre non è sempre tradire[ Libero - 28 settembre 2018 ]
Scrittori o scriventi imparate la grammatica[ Il Venerdì - 24 agosto 2018 ]
Quando la grammatica è un'orchestra[ Libero - 3 agosto 2018 ]
La polifonia del congiuntivo[ La Lettura - 1 luglio 2018 ]
Se la grammatica diventa bestseller[ La Repubblica - 24 giugno 2018 ]
La lingua è un'orchestra[ Internazionale - 18 maggio 2018 ]
Intervista a Mariarosa Bricchi[ Radio Tre - 8 maggio 2018 ]