La pace possibile

Il testamento politico del grande intellettuale palestinese
ISBN 9788842812982
pagine: 352
€ 20,00

Diceva che la storia degli intellettuali viene disonorata da quanti si mostrano troppo comprensivi nel giudicare la propria parte. A questa convinzione Edward Said ha consacrato il diario di dieci anni di conflitto arabo-israeliano che la morte, nel 2003, ha trasformato in testamento politico. Come a dimostrare che un figlio di Palestina può dire “noi” parlando del suo popolo senza tacere le ragioni della controparte.
La lente è puntata sui Territori occupati a partire dalla Seconda Intifada. Le ipocrisie di Barak e i soprusi di Sharon saltano subito all’occhio, ma non occupano tutto il campo: l’intrico storico-politico della polveriera palestinese esige angolazioni più ampie. Per Said è impossibile valutare le rispettive responsabilità senza risalire ai negoziati di Camp David, al processo di pace seguito agli Accordi di Oslo. E sulla bilancia del giudizio politico pesano ancora l’annessione israeliana di Gerusalemme Est nel 1967 e, ancora prima, la naqba del 1948, l’inizio della tragedia, mai menzionati nelle trattative di pace che hanno scandito gli anni novanta. Poi ci sono gli altri protagonisti, quelli che non vivono sulle terre bagnate dal Giordano ma ne determinano le sorti: i signori degli stati vicini (in primo luogo Egitto e Giordania) con la loro colpevole inettitudine e i manovratori lontani, gli Stati Uniti che, giudicando insufficiente l’appoggio incondizionato ai governi israeliani, hanno creduto opportuno incendiare il Medio Oriente con due guerre in due anni.
All’Autorità palestinese Said rimprovera colpe non meno gravi. Nell’élite politica la corruzione è endemica, come la propensione a un dirigismo prossimo all’autocrazia. Poi c’è la responsabilità storica, quella complice condiscendenza dimostrata a Oslo, la Versailles palestinese, nei confronti dei negoziatori israeliani e americani da cui nacquero un accordo vago e protocolli inapplicabili. Said non ha dubbi: il suo popolo, tradito da chi doveva riscattarlo, è solo. Resta la speranza di una mobilitazione unitaria capace di isolare il terrorismo, di una disobbedienza pacifica e risoluta al dominio israeliano, al di là della politica fatta dai politici.


Edward W. Said (1935-2003), nato a Gerusalemme e cresciuto al Cairo, è stato uno degli intellettuali più in vista negli Stati Uniti. Professore di inglese e letteratura comparata alla Columbia University, ha scritto oltre venti saggi che rivelano i suoi interessi poliedrici, dalla critica letteraria al rapporto tra cultura occidentale e orientale, dalla musica alla storia contemporanea. Tra le sue opere più importanti, ricordiamo: Orientalismo (1978), Dire la verità (1995), Cultura e imperialismo (1998), La questione palestinese (2004) e l’autobiografia Sempre nel posto sbagliato (2000).