Intelligenza e pregiudizio

Contro i fondamenti scientifici del razzismo
ISBN 9788842822509
pagine: 476
€ 25,00

I pregiudizi del determinismo biologico hanno ampiamente indirizzato, nell’età moderna, le ricerche scientifiche e antropologiche del mondo occidentale. Teorie come quella poligenetica, che intende affermare con risolutezza le diverse origini delle razze umane, e gli studi craniometrici e fisiognomici, ispirati dal padre della criminologia Lombroso, sono diventati – nelle mani dei fomentatori dell’odio e del razzismo – strumenti letali di propaganda e ghettizzazione in grado di muovere alla propria causa un numero sorprendente di intellettuali e studiosi, e di plasmare l’immaginario xenofobo di intere popolazioni.
Molti scienziati hanno caldeggiato, nel corso dei secoli, ipotesi prive di credibilità, approfittando dell’arretratezza dei sistemi culturali e della scarsità delle competenze scientifiche, senza porsi remore nell’artefare i risultati delle proprie indagini per avvalorare argomentazioni disumane: nei loro reportage si trovano spesso crani di neri abbozzati in modo da apparire simili a quelli degli scimpanzé, o fotografi e di bambini cresciuti in ambienti poveri, immortalati insieme ai genitori in pose ebeti e sinistre composte intenzionalmente per il dagherrotipo. In tempi recenti, anche sistemi più maturi di valutazione cognitiva, come il calcolo del quoziente d’intelligenza, hanno dimostrato la propria insufficienza e vulnerabilità, portando a risultati suscettibili di interpretazioni faziose e manipolazioni.
In Intelligenza e pregiudizio Stephen Jay Gould ripercorre, attraverso una ricognizione sferzante e puntuale, le tappe che hanno segnato la storia del razzismo scientifico, e mette in questione il grande, sfuggente mistero dell’intelligenza, liberata finalmente dai preconcetti che hanno tentato di ridurla a una mera entità da misurare e classificare. Per Gould – biologo, zoologo, paleontologo e storico della scienza tra i più illuminanti del Novecento –, l’intelligenza rifugge infatti qualsiasi tentativo di misurazione, e il fine della conoscenza non può che essere questo soltanto: confutare le idee retrive, cercare con pervicacia la verità, e riformulare il nostro modo di leggere il mondo, generazione dopo generazione, per avvicinarci sempre più alla giusta concezione della natura delle cose.


Stephen Jay Gould (1941-2002), evoluzionista, paleontologo, biologo e storico della scienza, è stato professore di Geologia e Zoologia all’Università di Harvard. È stato uno dei maggiori divulgatori delle teorie evoluzioniste. Il Saggiatore ha pubblicato: Il millennio che non c’è (1999), I pilastri del tempo (2000), Il pollice del panda (2001), Otto piccoli porcellini (2003), I fossili di Leonardo e il pony di Sophia (2004) e Le pietre false di Marrakech (2007).

 

Rassegna stampa

La razze non esistono[ Doppiozero - 12 marzo 2018 ]