In virus veritas

Quelle che vi accingete a leggere sono alcune riflessioni scritte a Trieste che riprendono i testi della rubrica “Etica minima” pubblicata sul “Piccolo” di Trieste tra fine febbraio e fine maggio 2020, nel periodo di tempo più duro del cosiddetto distanziamento sociale al quale siamo stati costretti per arginare il contagio da coronavirus. Ci chiediamo, come molti hanno fatto, se il virus abbia rivelato certi atteggiamenti, certe chiusure ma anche certe aperture del “regime di verità” (come direbbe Michel Foucault) nel quale stavamo tutti vivendo: soprattutto se abbia contribuito con la sua presenza minacciosa, con le sue manifestazioni visibili e non visibili, a produrre un contatto critico tra noi e noi stessi, incrinando almeno un poco il muro di resistenze che di solito ci impediscono di guardare dal di dentro le vite che conduciamo in maniera alquanto automatica.

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Pier Aldo Rovatti ha imparato la fenomenologia attraverso le lezioni di Enzo Paci, a Milano. Dalla metà degli anni Settanta dirige la rivista “aut aut”. Nel 1983, insieme a Gianni Vattimo, ha proposto il “pensiero debole” su un reading che ha poi fatto il giro del mondo. Per più di trent’anni ha insegnato Filosofia contemporanea a Trieste, dove attualmente dirige una sua Scuola di filosofia. Per il Saggiatore ha curato, tra l’altro, il volume Il coraggio della filosofia. “aut aut”, 1951- 2011 (2011).