Conversazioni in esilio

ISBN 9788842817703
pagine: 144
€ 16,00
€ 10.99 (eBook)

Nell’inverno del 2009 il giornalista tedesco Hannes Stein viaggia in treno a nord della Hudson Valley, lasciandosi alle spalle lo skyline, i grattacieli e i palazzi di vetro di New York, per addentrarsi nella wilderness americana. Lì, fra i boschi, si trova il Bard College, dove incontrerà Norman Manea, figura fondamentale della cultura ebraica di matrice europea. Sono lunghe conversazioni quelle che nascono da questo incontro, sono ricordi della deportazione nazista in Transnistria, della nascita della Romania stalinista e della sua degenerazione, della dittatura di Ceausescu. Sono riflessioni sul voluto oblio dell’Olocausto, sulla questione israeliana e la condizione odierna degli scrittori negli Stati Uniti d’America. Da più di vent’anni Norman Manea ha lasciato la Romania, stanco della censura, di una vita non libera, della dittatura. Ora, professore di cultura europea, racconta di quando, allievo modello e segretario dell’Organizzazione della gioventù comunista, sembrava piacere molto alle ragazze, anche se avere una relazione intima nella Romania comunista era a dir poco un’avventura. Di come, già a scuola, si disamorò dello stalinismo. Delle assurdità della burocrazia romena. Della decisione di vivere a Bucarest, di laurearsi in ingegneria e di diventare uno scrittore. Racconta ancora di come, poco prima del crollo della dittatura, approdato in Germania grazie a una borsa di studio, scelse con consapevolezza di non tornare in patria e di essere uno scrittore in esilio. Ebreo, decise di non andare in Israele, approdò invece negli Stati Uniti, stato dalle molteplici facce, regno degli opposti, dove ora coltiva la sua amicizia con Philip Roth e dedica il suo studio agli scrittori romeni – Celan, Cioran, Eliade – e all’amato Nabokov. Sono lunghe conversazioni, quelle fra Norman Manea e Hannes Stein, sono un racconto di vita, dove la vita quotidiana, più che mai, è un nodo inestricabile di storia, letteratura, riflessioni, patria, amore.


Norman Manea è nato nel 1936 a Suceava, in Bucovina (Romania). Per le sue origini ebraiche, tra i cinque e i nove anni è stato internato con la famiglia in un Lager ucraino dal regime fascista romeno. Ha vissuto la sua giovinezza nella Romania stalinista del dopoguerra e, dalla metà degli anni sessanta, ha sperimentato la dittatura di Ceausescu. Pur attratto dalla letteratura, si è laureato in ingegneria a Bucarest e ha esercitato la professione fino al 1974, dopodiché si è dedicato interamente all’attività di scrittore. Nel 1986 ha scelto l’esilio e oggi vive a New York, dove insegna letteratura al Bard College. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti, tra i quali il Guggenheim Grant (1992), il National Jewish Book Award (1993), il Premio Nonino (2002), il Premio Napoli (2004). Fra le sue opere, tradotte in più di dieci lingue, il Saggiatore ha pubblicato Il ritorno dell’huligano, Clown: Il dittatore e l’artista, Ottobre ore otto, La busta nera, Il rifugio magico, Al di là della montagna, Conversazioni in esilio e Varianti di un autoritratto.

Hannes Stein, nato nel 1965 a Monaco, cresce a Salisburgo e completa gli studi di anglistica, americanistica e filosofia ad Amburgo. Giornalista, ha scritto per la Frankfurter Allgemeine Zeitung, la Weltwoche e il Merkur, ed è stato redattore della Literarische Welt. Vive a New York dove è corrispondente per Die Welt e Welt am Sonntag.