Cercasi Paradiso disperatamente

Il viaggio di un musulmano scettico
ISBN 9788842812920
pagine: 336
€ 20,00

“I miei viaggi mi hanno portato a una sola inevitabile conclusione: il Paradiso musulmano non è un luogo di arrivo ma un modo di viaggiare. Allo stesso modo in cui non possiamo smettere di vivere, non possiamo smettere di cercare il nostro Paradiso. Ma la ricerca del Paradiso è la ricerca di un incessante divenire. Tutti i paradisi mancati che ho scoperto si fondavano su un’errata idea del luogo di arrivo e allora agli uomini non resta altro che vivere di certezze assolute, indubitabili. Invece il viagggio, il sentiero verso la sorgente che scandisce il percorso quotidiano, è di per sé un modo di pensare e di porsi domande.”

Londra, estate 1972. Due tizi, barba, kurta e valigie in mano, si presentano a casa di Ziauddin Sardar con queste parole: “Grazie alla benevolenza di Allah, noi siamo qui per guidarti verso il Paradiso”. Lui, musulmano poco più che ventenne, accetta di partire per scoprire il sentiero che Allah gli ha riservato. Comincia così, a bordo di una vecchia Triumph, un rocambolesco pellegrinaggio in ogni angolo dell’universo islamico, Iran, Medio Oriente, Arabia Saudita, Malaysia, Turchia, Nord Africa, Pakistan e addirittura Cina. Il percorso si interseca per quasi trent’anni con quello di avvenimenti e personaggi che hanno segnato il corso della storia: Khomeini durante la rivoluzione in Iran, ma anche uno sceicco saudita di nome Osama bin Laden e Saddam Hussein, giovane e ancora sconosciuto vicepresidente dell’Iraq.
Esperienze e incontri che lasciano spazio al viaggio intellettuale: luoghi e persone sono spunto per la rievocazione dell’Età dell’oro dell’Islam, per una originale analisi del Corano e della letteratura islamica e per polemizzare con autori contemporanei come Salman Rushdie. È un cammino spirituale che spesso rischia di finire nello sconforto: lo “spirito che cerca” può essere sviato dal miraggio di paradisi a buon mercato, acquistabili con l’accumulo di buone azioni isalmiche, con la messa al bando di ogni espressione artistica e culturale, con il martirio e il terrorismo in nome dell’Islam. L’11 settembre è diventato il simbolo del suicidio come metodo e come metafora, di un fanatismo i cui prodromi si individuano nei movimenti islamici ossessionati dalla sharia, nel dispotismo dei guru mistici e nell’abuso di potere da parte di governi oppressivi e violenti.
Tra il laicismo occidentale e l’assolutismo religioso, Cercasi Paradiso disperatamente propone una terza via, lastricata di allegorie del Corano, diretta verso la pace e la tolleranza. Con lo humor e lo scetticismo del paese d’adozione e con la fede profonda della sua terra d’origine, il Pakistan, Sardar scrive un libro divertente e provocatorio, essenziale in un momento in cui la visione dell’Islam diffusa in Occidente è spesso distorta e semplificata in modo strumentale.


Ziauddin Sardar, studioso, scrittore e giornalista, è uno degli intellettuali più noti nel mondo anglosassone. Nato nel 1951 a Dipalpur nel Pakistan settentrionale, ancora bambino si è trasferito a Londra con la famiglia dove attualmente insegna alla City University e collabora con New Statesman e The Observer. Ha pubblicato una quarantina di libri tra cui ricordiamo, in traduzione italiana, I mass media a fumetti (Editori Riuniti, 2001), Perché il mondo detesta l'America? (con Merryl Wyn Davies, Feltrinelli, 2003) e In cosa credono i musulmani? (Vallardi, 2007).