Ma le persone genereranno abbastanza valore?

di Jaron Lanier

Il sistema dell’occupazione viene «svuotato» dall’interno: le persone ormai trovano sostentamento in lavori a bassa qualificazione e senza sbocchi, o in impieghi nell’élite economica al vertice della scala sociale. Per me questo è il segno che la nostra economia è obsoleta e necessita di essere riformata per tenere il passo del progresso tecnologico. Ma per altri significa che sono le persone a diventare obsolete. Come ho già denunciato in precedenza, continuo a sentire commenti di questo tenore: «Se oggi molte persone comuni non guadagnano molto è perché hanno poco valore da offrire. Non possiamo intervenire per fomentare l’illusione che abbiano qualche valore. Spetta alle persone rimboccarsi le maniche per dimostrare di valere qualcosa».

Va bene, sono d’accordo. Non voglio schierarmi per la creazione di finti posti di lavoro per dare alle persone l’illusione di essere occupate. Sarebbe svilente e attirerebbe frodi e corruzione. Ma le imprese che lavorano in rete raccolgono abitualmente enormi somme di denaro proprio valorizzando ciò che le persone comuni fanno su Internet. Non è che il mercato stia dicendo che le attività online delle persone comuni non creano valore; è che la maggior parte delle persone è stata estromessa dalla possibilità di trarre profitto dal proprio valore commerciale. Spesso la mia proposta di economia umanistica dell’informazione viene liquidata con un sorrisetto sprezzante.

Com’è possibile che in un mondo dominato dalle élite tecnologiche e dalle macchine più avanzate le persone comuni, prive di genio, possano avere qualcosa di valore da offrire? È una reazione comprensibile, dal momento che ormai siamo abituati a vedere le persone sottoccupate arrabattarsi. Ma in certe occasioni questo genere di dubbi sul valore degli altri tradisce un pregiudizio grossolano. Un esempio tipico sono le situazioni in cui gli investitori sono perfettamente a loro agio nel valutare decine di miliardi di dollari un Server Sirena che accumula dati sulle persone, indipendentemente da quanto sia remota la possibilità che esso realizzi un margine di  profitto del medesimo ordine di grandezza. E però questi stessi investitori non riescono nemmeno a immaginare che le persone, che sono la sola fonte di ciò che ha tanto valore, possano avere un valore.

E poi ci sono gli opinionisti ideologizzati, che aggrediscono chiunque osi sottolineare  l’assurdità di quanto accade nella Silicon Valley. Chi denuncia come tutti questi brillanti giovani con il dottorato dovrebbero fare qualcosa di più sostanzioso che moltiplicare ulteriormente i link a pagamento che appaiono agli occhi degli utenti può aspettarsi in risposta una difesa a spada tratta del valore non monetario prodotto dal cloud computing. Twitter, per dire, non haancora idea di come monetizzare la propria popolarità, però viene difeso perché «sta producendo una montagna di valore non contabilizzato mettendo in comunicazione milioni di persone!».Bene, diamo un’occhiata a quel valore. È reale, e se vogliamo che cresca un’economia basata sull’informazione quel valore dovrebbe essere contabilizzato nella nostra economia. Perché improvvisamente per il capitalismo è diventato un vantaggio che sempre più valore non sia monetizzato?

Perché dalla prospettiva dei Server Sirena sapere ciò che fanno le persone comuni ha un valore smisurato, mentre dal punto di vista delle persone gli stessi identici dati riservano solo qualche briciola, consentendo al massimo di conquistare un divano su cui passare una notte o due in viaggio, o qualche leggera iniezione di ego? Per dirla in un altro modo: dato che settori come i trasporti, l’energia e l’assistenza sanitaria cominciano a diventare mediati dal software, la comunicazione e l’intrattenimento non dovrebbero raccoglierne il testimone e acquisire maggiore importanza? Eppure questi sono proprio gli ambiti economici che il software sta affossando.

Questo è un estratto da La dignità ai tempi di Internet

Jaron Lanier è un informatico, giornalista e saggista statunitense, pioniere della realtà virtuale, che vive e lavora nella Silicon Valley. Delle sue opere, tradotte in tutto il mondo, il Saggiatore ha pubblicato La dignità ai tempi di Internet (2014), Dieci ragioni per cancellare subito i tuoi account social (2018) e L'alba del nuovo tutto (2019).