Sorellanza nasce da una domanda scomoda: e se le oppressioni che viviamo non fossero separate, ma parti di un’unica logica di dominio? Quali legami possono nascere tra vite oppresse?
Nei capannoni alle periferie delle nostre città, animali senza nome escono trasformati in carne. Tra le mura domestiche, violenze silenziose culminano in femminicidi. In ogni angolo del pianeta, scelte politiche ed economiche producono devastazione e diseguaglianza. Fenomeni diversi, stesso paradigma: c’è chi vive e chi è sacrificabile. Il punto di contatto è la disumanizzazione – delle identità femminili, queer o razzializzate – spesso descritta con il lessico riservato agli animali. Non si tratta di una metafora, ma di un sistema.
In questo manifesto transfemminista e antispecista, Martina Miccichè costruisce una teoria radicale a partire dalla sofferenza e dalla resistenza. Percorre i luoghi della costrizione – allevamenti, zoo, prigioni – e li attraversa con dati e testimonianze. Ma va oltre: mostra soggettività umane e non umane capaci di lottare insieme, dentro collettivi e rifugi in cui praticare un’alleanza più che umana.
Sorellanza è un invito a restituire a ciascuna vita un’esistenza piena e senza compromessi. Perché, se non condivisa, la libertà rimane un nome senza corpo.
Martina Miccichè (Milano, Comasina, 1992) è giornalista, scienziata politica, fotoreporter e attivista. Scrive di diseguaglianze, crisi climatica e trans‐femminismo per diverse testate. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo Femminismo di periferia (2024) e Realismo patriarcale (2025).
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