Non gioco più, me ne vado

Gianni Mura

Non gioco più, me ne vado

ISBN 9788842817529

Pagine 504

€ 17.00


Il giorno prima, l’attesa lieve, agitatissima: cosa accadrà?

E poi è il giorno. Lo stadio è una muraglia di colori, di cori, di rumori.

Ai lati del percorso gli appassionati di ciclismo si accalcano, attendono, scalpitano sui sandali.

Sfilano i campioni in campo. I panchinari. Gli arbitri. Il quarto uomo.

Sfilano i campioni sulla strada. I gregari. I fotografi. I suiveurs e i giornalisti.

Il durante e il dopo. L’attesa, la tensione, la rassegnazione, la gioia. L’euforia. La poesia.


Questo è un libro di sport, di calcio e di ciclismo. Di poesia.

Non gioco più, me ne vado: un libro su di noi, che ci riconosciamo in quelle sfide, in quei momenti. Come eravamo, dove eravamo, quando Tardelli urlava sotto il cielo di Madrid, e dove quando, nel 2006, il cielo di Berlino si tingeva d’azzurro e noi ridevamo, piangevamo, urlavamo.

Come e dove quando Pantani volava sul Galibier, e come e dove e quando e perché Pantani chiuse le ali in quell’alba grigissima, in quella grigia stanza d’albergo.

C’è tutto questo, c’è il giorno memorabile e il giorno comune, il giorno euforico e il giorno disperato, in questo libro. E il giorno come un altro.

Non ancora compiuti vent’anni, Gianni Mura inizia la sua carriera alla Gazzetta dello Sport. Assiste alle partite di provincia, ma subito dopo si trova a raccontare, nel 1965, quello che succede sulle salite estreme, strette, affollate, e sulle discese ventose del Giro.

Ci sono giorni che non si possono dimenticare. Ci sono giorni, ci sono anni, che sono ormai troppo lontani, i giorni di ciclisti in bianco e nero, che qui Gianni Mura disegna, come in diretta, come in una macchina del tempo, e sono veri e propri quadri d’epoca.

Ci sono giorni in cui è come se una nuvola avvelenata ammorbasse l’aria. Sono quelli in cui si scopre che il calcio non è più sport, che il ciclismo non è più sport; quando si perde e non si è sicuri di aver perso davvero, perché sono i giorni, gli anni, del calcio truccato dalle scommesse, del doping rabbioso e compulsivo.

Ci sono giorni poi in cui si può – come in questo libro – ripercorrere tutto, come se fosse la prima volta; attraversare vicoli che non abbiamo mai attraversato; guardare scorci di cielo che no, non avevamo mai notato. Colli, pianure e distese e le note di Jean Ferrat e George Brassens. I borghi illividiti dalle furie del tempo. I colori e i profumi della Provenza e di Sanremo. Le passeggiate nei cimiteri marini. Odore di strada. E di vino forte.

E così ci ritroviamo lì, ai Mondiali del 1982. Grazie a loro, siamo andati in giro a cantare, a gridare, a baciarci, a tamponarci. Era come aver avuto la patente d’esser vivi. E, ora, lo riviviamo. Siamo nel 1985. C’è un uomo, al comando della nave dei sogni: la sua maglia è azzurra, il suo sinistro non perdona. Il suo nome è Diego Armando Maradona. E poi Bartali e Coppi, il rigore di Baggio, e Paolo Rossi e Zoff, e Ian Rush, che beve birra al pub, Chiappucci, Gimondi, Bitossi Cuorematto e Ronaldo e Platini e Gigi Riva.

I mondiali, gli europei, i paesaggi e l’odore di primavera. I pianti. Le gioie. La nostalgia.

«Nostalgia di te, Gioann» scrive Gianni Mura a Gianni Brera. Dicono che la nebbia sia il vestito migliore, nella Lombardia di pianura. In questo libro, però, la nebbia appare e poi scompare, spolvera la cosmetica del ricordo, e quello che rimane sono le corse e le lotte e i pianti e le risate e, insomma, la vita.

Gianni Mura, giornalista e scrittore, è dal 1976 cronista sportivo della Repubblica.

È stato inviato della Gazzetta dello Sport e ha scritto anche per il Corriere d’Informazione ed Epoca.

È autore dei romanzi Giallo su giallo (Feltrinelli, 2007) e Ischia (Feltrinelli, 2012).

Nel 2008 minimum fax ha pubblicato Lafiamma rossa. Storie e strade dei miei Tour.

Gianni Mura a Quelli che il calcio per presentare Non gioco più, me ne vado


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