La ragazza Carla

Elio Pagliarani

La ragazza Carla

ISBN 9788842822660

Pagine 112

€ 16.00


Scritta tra il 1954 e il 1957, e pubblicata integralmente nel 1960 sul Menabò di Vittorini, La ragazza Carla di Elio Pagliarani è l’opera che più di ogni altra ha saputo segnare, nel suo tempo, una frattura irreversibile con le resistenze del Postermetismo e il Neorealismo, e l’inizio della sperimentazione neoavanguardista, che ha raccolto le urgenze e gli slanci innovativi di alcuni tra i più grandi poeti del Novecento, tra i quali Antonio Porta e Edoardo Sanguineti.
Poemetto narrativo e romanzo in versi, La ragazza Carla è il racconto singolare e collettivo di un’Italia che ha da poco superato i traumi della Seconda guerra mondiale e si lancia verso una crescita economica e sociale senza precedenti, ma piena di contraddizioni e compromessi; ed è anche e soprattutto la storia di Carla Dondi, «di anni / diciassette primo impiego stenodattilo / all’ombra del Duomo», che incarna e mette in scena le dicotomie più estreme di questa nuova, psicotica realtà: dalle scuole serali al lavoro di segretaria presso una grande ditta commerciale, Carla vive i riti di passaggio della ragazza che diventa donna e cova un desiderio di emancipazione, ostacolato dalle ambiguità dei diritti sociali, dalle insidie sessuali dei superiori, dalle coordinate culturali di un tempo che consegna al successo personale l’unica possibilità di realizzazione. Sullo sfondo, sempre, l’illusione del miracolo italiano, coagulo di una serie infinita di storie trascurabili, minime, terminali – come quella di Carla –, di piccoli destini vissuti nella modestia di case fatiscenti nelle periferie di Milano, che sono anzitutto le periferie dell’io e delle sue alienazioni, sotto un «cielo d’acciaio che non finge / Eden e non conosce smarrimenti», ed è il cielo caliginoso della città, forse, ma ancora più il cielo avvelenato del capitalismo occidentale. Al racconto delle esperienze di Carla si intreccia il controcanto del narratore, evidenziato nel tessuto lirico dall’utilizzo del corsivo e dell’endecasillabo, metro nobile e insieme popolare, che accende il coro e poi lo tiene, fiamma fioca, in una zona grigia, orizzontale. Qui il poemetto si fa tragedia antica in tre episodi, evocando il sogno corale del teatro sofocleo; ma in Pagliarani l’agguato esistenziale dei coreuti greci cede il proscenio a una voce rarefatta, metallica – un metallo elettrizzato al minimo voltaggio –, che non apre nessuna voragine spirituale, ma si modula a guisa della corrente e attraversa strade, lampioni, corpi, strumenti di lavoro, e li anima, in silenzio: li fa parlare. L’autore si limita a osservare dal suo cantuccio le vicende della protagonista e le accompagna, le perscruta, le insegue, affidando la cronaca a una lingua che mutua dall’esempio di Eliot e Pound, spesso atonale, neutra, capace di sondare ogni possibilità del linguaggio colto e popolare, politico e giornalistico, lirico e commerciale, aprendo la funzione poetica a un immaginario linguistico apparentemente illimitato.
Una poesia che abita la distanza della terza persona singolare, rifuggendo la «tirannia dell’io», i pericoli dell’interrogazione diretta, la mise en abîme sentimentale e canzonieristica che era invece al centro dell’Inventario privato (1959): tutto è filtrato dal rigore stenografico di una macchina da scrivere, sineddoche del mondo industriale, e il quotidiano viene scandito da luoghi e orari, nomi da trascrivere velocemente, nomi da fissare nel registro austero delle esistenze temporanee, nomi da non ricordare. La ragazza Carla diviene così una storia esemplare: un modello di realismo oltre il realismo che ha ispirato le ricerche di uno dei più prolifici movimenti poetici italiani.

Elio Pagliarani è nato a Viserba (Rimini) nel 1927, e morto a Roma nel 2012. È stato giornalista all’Avanti! e Paese Sera, occupandosi di critica teatrale, e redattore di Nuova Corrente. Ha fondato le riviste Periodo Ipotetico, Videor e Ritmica, e ha fatto parte del Gruppo 63. Tra le sue pubblicazioni di poesia ricordiamo Cronache e altre poesie (1954), Inventario privato (1959), Lezioni di fisica e Fecaloro (1968) e La ballata di Rudi (1995).