Pessach Antschel, divenuto Paul Antschel e poi Paul Celan. Benjamin Wechsler, divenuto Barbu o B. Fundoianu, e poi Benjamin Fondane. Due scrittori romeni, emblemi della letteratura dell’esilio, voci della coscienza ebraica e testimoni della persecuzione nazista. Celan, delicato e fragile, chiuso nei lunghi silenzi, nelle malinconie precoci e persistenti, pellegrino affascinante e impulsivo ispirato dalle pagine di Trakl e di Rilke. Fondane, alto e ardente, chiome e sogni al vento, impetuoso, contraddittorio e indisponente, dai rapidi cambiamenti d’umore, vitale e brioso, ribelle, ruvido e aspro. Se Fondane muore ad Auschwitz, dopo aver lasciato nell’Exode il suo testamento poetico, Celan vi sopravvive, ma continua a bere il «nero latte dell’alba», anche dopo la notte incompiuta dell’incubo, e il suo suicidio del 1970 nella Senna è solo l’atto finale di un dramma spirituale incomparabile. Scomparsi nel fuoco e nelle acque dell’Olocausto, i due poeti si incontrano solo nel martirio, così diverso e tuttavia comune, e nel dialogo postumo del loro Io lirico. Norman Manea riesce in quell’impresa miracolosa che solo la letteratura sa compiere, dando vita a una conversazione magica, che non avviene nella Valle di Lacrime, nel tempo dell’esistenza terrena, bensì nella Montagna e al di là della Montagna, cioè in quella dimensione spirituale della posterità evocata da Celan. Le voci di Fondane e Celan si intrecciano nell’intento di riconoscere i nessi tra vita personale, politica, storia e letteratura. Si arricchiscono di un’antologia di critici e scrittori che ne commentano la grandezza, degli echi poetici di Primo Levi, di un’intervista di Manea a Ilana Shmueli, che rievoca in maniera toccante i suoi incontri con Celan. Al di là della montagna è un documento unico che, partendo dalla vita e dall’opera di due giganti della letteratura del secolo scorso, diviene confronto tra le diverse anime dell’ebraismo. Quello scomparso nei lager nazisti e quello sopravvissuto in esilio, nell’inesausta ricerca della propria identità.

Norman Manea, internato a cinque anni in un lager ucraino, ha trascorso la sua giovinezza nella Romania stalinista del dopoguerra e ha sperimentato la dittatura di Ceausescu. Nel 1986 ha scelto l’esilio e oggi vive a New York, dove insegna letteratura al Bard College. Il Saggiatore ha pubblicato: Ottobre, ore otto (1998), Clown. Il dittatore e l’artista (1999), Il ritorno dell’huligano (2004, vincitore del Prix Médicis 2006), La quinta impossibilità (2006), Felicità obbligatoria (2008), l’intervista a Saul Bellow «Prima di andarsene» (2009), La busta nera (2009), Il rifugio magico (2011) e, con Hannes Stein, Conversazioni in esilio (2012).
 
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