Nell’inverno del 2009 il giornalista tedesco Hannes Stein viaggia in treno a nord della Hudson Valley, lasciandosi alle spalle lo skyline, i grattacieli e i palazzi di vetro di New York, per addentrarsi nella wilderness americana. Lì, fra i boschi, si trova il Bard College, dove incontrerà Norman Manea, figura fondamentale della cultura ebraica di matrice europea. Sono lunghe conversazioni quelle che nascono da questo incontro, sono ricordi della deportazione nazista in Transnistria, della nascita della Romania stalinista e della sua degenerazione, della dittatura di Ceausescu. Sono riflessioni sul voluto oblio dell’Olocausto, sulla questione israeliana e la condizione odierna degli scrittori negli Stati Uniti d’America. Da più di vent’anni Norman Manea ha lasciato la Romania, stanco della censura, di una vita non libera, della dittatura. Ora, professore di cultura europea, racconta di quando, allievo modello e segretario dell’Organizzazione della gioventù comunista, sembrava piacere molto alle ragazze, anche se avere una relazione intima nella Romania comunista era a dir poco un’avventura. Di come, già a scuola, si disamorò dello stalinismo. Delle assurdità della burocrazia romena. Della decisione di vivere a Bucarest, di laurearsi in ingegneria e di diventare uno scrittore. Racconta ancora di come, poco prima del crollo della dittatura, approdato in Germania grazie a una borsa di studio, scelse con consapevolezza di non tornare in patria e di essere uno scrittore in esilio. Ebreo, decise di non andare in Israele, approdò invece negli Stati Uniti, stato dalle molteplici facce, regno degli opposti, dove ora coltiva la sua amicizia con Philip Roth e dedica il suo studio agli scrittori romeni – Celan, Cioran, Eliade – e all’amato Nabokov. Sono lunghe conversazioni, quelle fra Norman Manea e Hannes Stein, sono un racconto di vita, dove la vita quotidiana, più che mai, è un nodo inestricabile di storia, letteratura, riflessioni, patria, amore.

Norman Manea nasce nel 1936 in Romania. Di famiglia ebrea, all’età di cinque anni viene deportato in un campo di concentramento nazista. Sopravvissuto, torna in Romania, dove inizia gli studi. Al liceo comincia a scrivere per alcuni giornali di sinistra, appoggiando l’ideale stalinista dell’Uomo nuovo, presto rifuggito. Dal 1974 si dedica esclusivamente alla scrittura. Nel 1986, dopo un lungo periodo di indecisione, reagisce alla pressione del regime di Ceausescu ed emigra: prima Berlino, poi nel 1988 gli Stati Uniti. Oggi Norman Manea insegna Studi e cultura europea al Bard College ed è considerato uno dei massimi scrittori contemporanei. Con il Mac Arthur Fellowship Award, assegnatogli nel 1992, inizia il riconoscimento internazionale, testimoniato dai numerosi premi successivi. Dal 2006 è membro della Berliner Akademie der Künste e nel 2010 il governo francese gli attribuisce l’onorificenza di Commandeur dans l’Ordre des Arts et des Lettres. Fra le sue opere ricordiamo Ottobre, ore otto, Clown, Il ritorno dell’huligano, La quinta impossibilità, Felicità obbligatoria, La busta nera, Il rifugio magico, Al di là della montagna, tutte pubblicate dal Saggiatore. Nel 2009, sempre per il Saggiatore, è uscita la sua intervista a Saul Bellow «Prima di andarsene».

Hannes Stein, nato nel 1965 a Monaco, cresce a Salisburgo e completa gli studi di anglistica, americanistica e filosofi a ad Amburgo. Giornalista, ha scritto per la Frankfurter Allgemeine Zeitung, la Weltwoche e il Merkur, ed è stato redattore della Literarische Welt. Vive a New York dove è corrispondente per Die Welt e Welt am Sonntag.
 
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