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Antonio Sgobba

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ISBN 9788842823919

Pagine 344

€ 20.00


Perché quella faccia triste, lettore? Non sapere ti rende infelice. Non sai nulla di quello che ti circonda: non sai come fa a volare l’aereo che ti porterà a Londra, non sai quante zampe ha una Pseudoiulia cambriensis, come funziona il wi-fi, quanta acqua c’è nell’Oceano Atlantico. Sai cosa vuol dire entelechìa? Quanti capelli abbiamo in testa? Hai mai provato a contare tutte le stelle? No, ma l’ha già fatto l’astronomo Ipparco, e le notizie non sono buone: non potremo saperlo mai.
Più cerchi di trovare risposte più si formulano ulteriori domande. Ogni informazione è superata nel momento in cui la ricevi, ogni novità è storia vecchia. Grazie a Internet puoi sapere dove sono i tuoi amici in questo momento, con chi sono, cosa fanno. Ma ti interessa davvero? Se digiti parole a caso su Google («kefYDl9») qualche risultato verrà fuori di sicuro. Ma saperlo potrà farti vivere meglio? Hai uno sguardo sconsolato, lettore. Non sai che potresti vivere anche senza tutte queste conoscenze. Tu sei Prometeo, prigioniero del fuoco. Sei il fratello spirituale di Friedrich Nietzsche. Se fossi un personaggio di Game of Thrones saresti il Guardiano della Notte Jon Snow, il paladino che lotta trafitto dal dolore di non conoscere né il suo passato né il suo destino.
Non lo conosci, ma forse non hai mai voluto saperlo. Anche sapere ti rende infelice: sai benissimo che più cose riuscirai a conoscere più diventerai ignorante. È il paradosso dell’ignoranza: non sapremo mai cosa esattamente sappiamo, e sappiamo solamente ciò che pensiamo di sapere.
? – l’unico libro che pone solo punti interrogativi – è un ambizioso atlante dell’ignoranza, un racconto rigoroso e ironico che attraversa secoli di storie, libri, memorie, teorie scientifiche; mette  in dialogo grandi filosofi del passato come Platone, Kant e Nietzsche con i politici di oggi; apre dispute tra giornalisti e burocrati dell’Ottocento, sociologi e scrittori, ottimisti e pessimisti, poeti e criminali. Un’indagine sull’infinita possibilità di sfumature che colorano il concetto di «ignoranza» – tra cavalieri che lottano contro gli ignoranti e ignoranti che diventano i signori del mondo – per scoprire il paradosso più antico di sempre.

Antonio Sgobba è un giornalista e lavora in Rai. Dal 2011 al 2016 è stato il responsabile delle pagine culturali di IL, mensile del Sole 24 ore. Ha collaborato con la Lettura del Corriere della Sera, Wired, Pagina 99 e altre testate.


Nell’altra versione:

Il-paradosso-dell-ignoranza_felicePerché quel sorriso, lettore? Sapere ti rende felice. Credi di conoscere tutto quello che ti circonda: le app nel tuo cellulare sono in grado di dirti che tempo farà da oggi a due settimane, arrivano a pronosticare il vincitore del prossimo campionato di serie A, possono calcolare in tempo reale il numero di lapidi ospitate nel cimitero Skogskyrkogården di Stoccolma. Chi ha inventato Internet? Google è Dio? Perché le persone non mi vogliono? Cosa mangiano le tartarughe? Perché i gatti hanno paura dei cetrioli? Ridi pure, lettore: queste domande le hai poste proprio tu, e un programma di analisi ora le sta condividendo con il mondo intero.
Mentre pensi di svelare sempre più i segreti del pianeta grazie a qualche rivista scientifica, squaderni i risultati delle ultime elezioni e condividi su Facebook i tuoi aggiornamenti, una mappa satellitare sa perfettamente dove ti trovi, con chi sei, cosa stai facendo, ti fotografa quando all’alba attraversi le strisce pedonali con il tuo pigiama setoso e le buste della spesa in mano. Hai lo sguardo sereno, lettore. Non sai che ti stiamo guardando. Tu sei Prometeo, eroico profanatore del fuoco. Sei il fratello spirituale di Friedrich Nietzsche. Se fossi un personaggio di Game of Thrones saresti il Guardiano della Notte Jon Snow, il paladino che lotta con tutte le sue forze per fendere la cortina di ignoranza che aleggia sulla sua vita.
Eppure non sai che non sei tu a conoscere il mondo, ma è il mondo a conoscere tutto di te. È il paradosso dell’ignoranza: non sapremo mai cosa esattamente non sappiamo, e sappiamo solamente ciò che pensiamo di sapere.