Corriere dell’Est

Norman Manea

Corriere dell’Est

ISBN 9788842823841

Pagine 252

€ 24.00


Norman Manea è la voce errante di tre grandi drammi collettivi: l’Olocausto, il totalitarismo comunista, l’esilio. Ha vissuto sulla sua pelle la deportazione in un Lager in Transnistria, la Romania staliniana e la dittatura di Ceausescu. Infine, stanco della censura e di una tragedia civile sempre pronta a capovolgersi in tragicommedia umana, ha trovato rifugio a New York, dove vive e insegna.

Se attraverso la scrittura ha saputo condensare i fantasmi di un’epoca rovinosa e violenta, è perché non ha mai cessato di considerare la letteratura come un rifugio, una fortezza di parole entro cui «coltivare qualcosa che non sapesse di stereotipo». Esiliato nel suo stesso paese, costretto alla farsesca, deformata quotidianità della dittatura, e infi ne esule negli Stati Uniti, ha eletto a patria la lingua romena, scrivendo opere indimenticabili come Il ritorno dell’huligano e Varianti di un autoritratto.

Corriere dell’Est è il risultato degli undici anni di profondo scambio intellettuale e umano tra Manea e Edward Kanterian. Dal loro dialogo nasce un libro che oltrepassa i generi, sfiorando il mémoir, il saggio letterario, l’autobiografia, e attraversa il tempo e lo spazio in un viaggio che da Bucarest, passando per Berlino, giunge fino a New York. Qui Manea stringe rapporti con Saul Bellow e Philip Roth, con cui dà vita a un’amicizia nutrita di profonde differenze e sorprendenti affinità, che dura ormai da trent’anni.

In queste pagine, Manea instaura un confronto serrato con i maggiori letterati romeni, come Emil Cioran e Paul Celan; o come Mircea Eliade, letto, ammirato e insieme criticato per l’antisemitismo e il sostegno al regime. Attorno al pensiero di Hannah Arendt coagula le proprie rifl essioni sull’identità e il futuro del popolo ebraico. Lascia spaziare il suo sguardo sulle minacce e le trasformazioni del presente: l’elezione di Donald Trump, il terrorismo islamico, il confl itto in Medio Oriente. E osserva con gli occhi dell’esule e del poeta un’America vorace, burlesca e infinitamente contraddittoria, capace di sprofondare chiunque nella solitudine della folla, di accecare con la luminescente immaturità della metropoli. Un’America approdo di una democrazia impura, fatta di monotoni e deludenti compromessi che sono il «volto che le persone le imprimono»: la traccia di un’imperfetta e fragile libertà.

Norman Manea (1936) nasce in Romania. All’età di cinque anni viene deportato in un campo di concentramento nazista. Dal 1974 si dedica esclusivamente alla scrittura. Nel 1986 reagisce alla pressione del regime di Ceaus, escu ed emigra: prima a Berlino, poi nel 1988 nello stato di New York. Oggi insegna Studi e cultura europea al Bard College ed è considerato uno dei massimi scrittori contemporanei. Fra le sue opere ricordiamo Ottobre, ore otto, Clown, Il ritorno dell’huligano, La quinta impossibilità, Felicità obbligatoria, La busta nera, Il rifugio magico, Al di là della montagna, Conversazioni in esilio (con Hannes Stein), Varianti di un autoritratto, tutte pubblicate dal Saggiatore. Nel 2009, sempre per il Saggiatore, è uscita la sua intervista a Saul Bellow, Prima di andarsene. Ha vinto il premio Nonino nel 2002 e il premio Fil nel 2016.