Incontri con uomini di qualità

Guido Davico Bonino

Incontri con uomini di qualità

ISBN 9788842818571

Pagine 392

€ 23.00


Fra il 1961 e il 1977 Guido Davico Bonino ebbe l’occasione di dialogare e confrontarsi con colleghi, intellettuali, autori che oggi, a più di quarant’anni dai fatti narrati in questo libro, rappresentano il cuore della cultura italiana ed europea del Novecento. Montale, Pasolini, Morante, Sciascia, Gadda, Ginzburg, Fenoglio, De Filippo…

Furono gli anni in cui, giovanissimo, Guido Davico Bonino lavorò all’Einaudi. Suo coach era Italo Calvino, con cui nei primi tempi condivise l’ufficio e che fu il destinatario delle sue molte domande, che spaziavano dai mestieri dell’editoria alle curiosità sugli scrittori che passavano da via Biancamano.

Insieme a Calvino c’erano Giulio Bollati, fervido ideatore di sempre nuovi progetti editoriali, ma anche Norberto Bobbio, Massimo Mila, Elio Vittorini.

Molti degli incontri che Davico Bonino rievoca in questo libro hanno l’aura di tante piccole epifanie, colme di sorprese e rivelatrici di aspetti singolari della personalità e dell’opera di «uomini di qualità»: Adorno filosofo galante, Barthes analista e vittima della seduzione amorosa, Beckett cultore della pittura classica italiana, Fellini ossessionato dallo spiritismo, Ionesco nemico di qualunque ideologia, Nabokov cacciatore e collezionista di farfalle, Foucault maieuta degli studenti ribelli, Perec uomo-labirinto di sogni e ricordi, Queneau infaticabile vagabondo nel cosmo della scrittura, Marguerite Yourcenar aristocraticamente simpatizzante per il Maggio ’68.

Per quanti amano i libri queste esperienze hanno qualcosa di leggendario: essere presenti là dove si crea la letteratura, nutrirsi delle riflessioni (e, talvolta, delle vere e proprie confessioni) di chi, attraverso i suoi libri, lascia un’impronta indelebile nella cultura del proprio tempo è oggi, salvo rare eccezioni, irrealizzabile. Non che non esistano più uomini di qualità, ma, qualunque ne sia il motivo, è sempre più raro potersi confrontare con una così ricca e variegata galleria di persone che scrutano con sguardo acuto e profondo la realtà e con le loro parole offrono un aiuto prezioso a comprenderla meglio.

Guido Davico Bonino (Torino, 1938), dopo l’esperienza einaudiana, è stato critico teatrale della Stampa, professore universitario di Letteratura italiana e Storia del teatro a Cagliari, Bologna e Torino, ha diretto per tre anni il Teatro Stabile della sua città, e per un biennio l’Istituto Italiano di Cultura di Parigi.

Il Venerdi di Repubblica – 25/10/2013
Valentina della Seta

Il rigore di Calvino, il vino di Foucault e i mutismi di Lacan

SCRITTORI E EDITORI NEI RICORDI DI DAVICO BONINO. RITRATTI DI GENI IRRESISTIBILI. ANTIPATICI INCLUSI

Nel 1961 l’unica cosa che Italo Calvino aveva bisogno di sapere su Guido Davico Bonino è se fosse davvero torinese, di nascita. Davico Bonino non ha ancora compiuto ventitré anni, si è laureato e fa il supplente di italiano e latino nei licei. Calvino è capoufcio stampa, nei fatti direttore editoriale, dell’Einaudi, e gli sta ofrendo di prendere il suo posto. Davico accetta, frastornato; Calvino lo fa piangere per un anno, un giorno gli fa riscrivere tredici volte la quarta di copertina di un romanzo, ma nello stesso tempo gli insegna un mestiere. Quello che viene dopo lo racconta Davico Bonino in Incontri con uomini di qualità. Editori e scrittori di un’epoca che non c’è più (Il saggiatore, pp. 320, euro 23). C’è il rapporto con l’editore Giulio Einaudi: «Un signore dagli occhi azzurro gelidi e dalla voce nasale e stridula, che mette il freddo addosso solo a guardarlo», e quello con il suo braccio destro Giulio Bollati, da subito «molto simpatico, afabile e pieno di ironia». E poi ci sono gli incontri con gli scrittori, le scrittrici, i filosofi e gli intellettuali più importanti del Novecento: Pierpaolo Pasolini, Elsa Morante, Natalia Ginzburg, Vladimir Nabokov, Michel Foucault, Samuel Beckett, Raymond Queneau, Henry Miller, Jaques Lacan, Ingmar Bergman, per dirne alcuni. Non tutti sono all’altezza della propria fama, e nessun dettaglio sfugge alla memoria di Davico Bonino, che a un certo punto scrive: «Ciò che mi ha sempre ofeso, e qualcuno dei profili inclusi in questo piccolo libro mi sembra lo testimoni, è l’intelligenza non disposta a concedersi». Come Bergman, che a ogni domanda risponde solo con «può darsi» o «non è escluso che sia così». O Lacan, raggelato durante una cena dal commento di una signora, tanto da restare tutta la sera in un silenzio cupo e interrotto solo da sospiri. Diversissimo invece l’incontro con Henry Miller, con cui l’autore passa un pomeriggio a giocare a ping pong e una serata a bere e a parlare fino a tardi di letteratura. O quello con Foucault nella sua casa a Sidi Bou Said in Tunisia. Il filosofo intrattiene Davico e Einaudi fino al tramonto a parlare del proprio lavoro, e intanto gli ofre vino bianco tunisino. Su cosa resti di quel mondo, Davico getta qui e là dei commenti, frasi appena accennate. Ma la risposta forse è già nel sottotitolo del libro: «Editori e scrittori di un’epoca che non c’è più».