Il dopoguerra segna per il cinema italiano il recupero di temi scoraggiati
e repressi dal regime: la dimensione farsesca o elementi di costume
locale, dialettali o comici, già presenti nei primi prodotti del neorealismo.
Nasce così una tradizione di commedia cinematografica che resterà
a lungo uno strumento efficace per criticare la società. Mentre la censura
colpisce gli autori «seri», la comicità riesce a far passare le denunce
in chiave umoristica. La commedia all’italiana copre un vastissimo
panorama: non solo i mostri sacri come Sordi, Gassman, Tognazzi,
Monicelli, Risi o Comencini, ma anche le riviste degli anni quaranta
e cinquanta, i film-parodia, la saga sicula di Franchi e Ingrassia.
Un panorama ormai parte della memoria storica, che Masolino d’Amico
ripercorre senza dimenticare gli aspetti materiali come finanziamenti,
distribuzione e censura.
 
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